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PERCHE’ SCRIVO. PERCHE’ SCRIVETE.

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Salve a tutt*! Ho il piacere di invitarvi nel mio blog iniziando con una domanda che, come diceva qualcuno, sorge spontanea: perché scriviamo?
Ci hanno ripetuto allo sfinimento, dati alla mano, che l’Italia è popolata di pochissimi lettori ma pullula, al contrario, di scrittori. Quindi molte persone hanno la seria volontà di raccontare, raccontarsi, costruire storie e mondi.
Ma perché lo fanno? A questa domanda, poi, segue in maniera quasi automatica: perché scriviamo e vogliamo essere pubblicati?
Io provo a fornire la mia risposta, ma vorrei soprattutto sentire la vostra perché un abito adatto alla mia misura, potrebbe di sicuro non stare bene a voi. Io scrivo perché mi diverte e quindi, come tutte le cose divertenti, è un’esigenza dell’anima. Chiamatela come volete ma c’è qualcuno dentro di noi che bussa e vuole parlare. E allora iniziamo a scrivere.
Non importa poi se sono storie grottesche, brutte, strambe, ridicole, involontariamente comiche, più o meno commerciabili. Molti di noi hanno bisogno di raccontare e raccontarsi e non fa niente se a volte i tentativi siano goffi o se non incontreranno il gusto del pubblico. C’è un’esigenza a cui dobbiamo dare delle risposte.
Il voler essere pubblicati è, a mio avviso, conseguenza della prima necessità: vogliamo parlare certo, ma per essere poi ascoltati da qualcuno. Molti amano i monologhi ma, diciamocelo, costruire discorsi e interagire è tutta un’altra storia. Vuoi mettere entrare poi in empatia con un lettore?
Qual è il vostro pare a riguardo?
ADVISORY: la risposta “scrivo per soldi” non è contemplata visto che per i soldi bisognerebbe scegliere qualsiasi altra attività, fuorché quella di scrittore. E, in tutta onestà, di questi tempi non saprei neppure quale attività consigliarvi.

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4 Comments

  1. Jonathan Arpetti Jonathan Arpetti

    Ciao Marco, non posso che condividere tutto quello che hai scritto nel post. Per quanto mi riguarda posso dire che scrivo perché non ne posso fare a meno. Sento qualcosa dentro, come una forza che spinge fuori questa mia necessità di condivisione delle storie con gli altri, e sono quasi certo che quando non ci sarà più quest’esigenza, smetterò di scrivere e pubblicare romanzi. Naturalmente spero che una cosa del genere non accada mai, nel frattempo non lascio passare neanche un giorno senza che scriva qualcosa. La costanza, per chi aspira a diventare uno scrittore, penso sia un requisito fondamentale.

  2. Laura Laura

    Il racconto,- lo dimostra Shahrazad ne Le mille e una notte – salva la vita. O, almeno, ne dilata il tempo. Quello che consegniamo agli altri ci lega in cordata, lascia una traccia di noi e ci restituisce, a volte, la gratificazione di aver trovato una parola per qualcosa che alcuni provavano ma che vagava nella nebbia dell’inespresso. Ecco, la gioia di dare una forma. Senza l’ardire del non omnis moriar oraziano e senza sentirsi dei, partecipare dello spettacolo del mondo raccontandolo col proprio sguardo. Io non scrivo per professione, ma questo bisogno e questa gioia li avverto.

  3. Laura Laura

    Credo che siano tanti i motivi per cui si inizia a scrivere. Anche semplicemente per passione o per il piacere di farlo. Io scrivo perché ho voglia di leggerezza, cioè di giocare con le mie emozioni, con i miei sentimenti e i miei pensieri. Ho voglia di affidare ciò che scrivo a qualcun altro che, con la sua vicenda, lo accolga, lo trasformi e lo faccia vivere.

  4. Simona Simona

    Ciao, condivido molto di ciò che hai scritto in questo articolo. Io scrivo perché è una necessità dettata dal cuore di dare voce a quelle storie che mi frullano in testa. Mi piace analizzare i comportamenti umani e la parte psicologica è quella che amo creare.
    A oggi, dopo più di due anni dal mio esordio, non riesco più a immaginarmi senza la scrittura.

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